domenica 24 gennaio 2010

L'equo compenso colpisce tutti

La SIAE dal proprio sito risponde alle accuse mosse da più parti sull'estenzione dell'equo compenso.
La critica maggiore è sicuramente la definizione di tassa mascherata. Chiara la difesa della SIAE che ribatte che non si tratta di alcun modo di una tassa ma solo dell'applicazione del diritto d'autore. Spiega inoltre il motivo per cui l'equo compenso si applica a tutti, anche a quelli che non acquistano supporti informatici per salvarci copie protette dal copyright: "perché il sistema non consente di risalire ad ogni utilizzo delle opere protette dal diritto d’autore". Quindi non potendo scoprire chi viola il diritto d'autore pare giusto far pagare chiunque anche chi non sa cosa significa masterizzare. In pratica è come dire che non conosco il colpevole quindi devono pagare un po' tutti anche chi non c'entra nulla. Perché allora non mettere anche un equo compenso quando si acquista una pistola per risarcire tutte le persone rapinate con esse? Poca importa se la maggior parte delle persone la userà solo per difesa personale. Inoltre l'equo compenso va a colpire anche i computer acquistati dalle aziende dove è praticamente impossibile accede al P2P. Anche qui, facendo il paragone con le pistole, è come se si tassasse pure le armi acquistate dalla polizia o guardie giurate.

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